mensile archeologico Forma urbis

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La rivista nasce nel 1996 e, in 20 anni di pubblicazione, ha approfondito argomenti che spaziano dalla riscoperta di siti e monumenti sotterranei di Roma ai saggi di storia antica, archeologia, numismatica, cultura e tradizioni popolari, ad articoli inerenti nuove scoperte archeologiche, spesso illustrate ai lettori in anteprima.
La nuova linea editoriale, inaugurata nel 2010 e dal 2013 interamente gestita dalla Fondazione Dià Cultura, ha ampliato lo spettro dei contenuti, passando dall’analisi dell’archeologia di Roma a quella italiana e estera, dando avvio a un’intensa collaborazione con diverse istituzioni archeologiche impegnate nella ricerca scientifica e nella formazione degli archeologi – dalle Università, alle Soprintendenze, agli Istituti di Cultura stranieri, alle associazioni e missioni archeologiche – con il fine di divenire al contempo un nuovo strumento di alta divulgazione per il grande pubblico e di comunicazione, specializzata ma veloce, tra archeologi. Dal dicembre 2015 la rivista è disponibile anche in formato digitale. 

Dall'estate 2016, per un anno, la Fondazione Dià Cultura ha curato l'edizione di Forma Urbis International: la versione digitale a cadenza trimestrale e in lingua inglese della rivista, con l’obiettivo di presentare a un pubblico internazionale le innovazioni e le nuove scoperte dagli scavi archeologici italiani. 

 

TRAME DI STORIA.

Metodi e strumenti dell’archeologia sperimentale

Autore: Aa. Vv.

A cura di: Massimo Massussi, Sonia Tucci, Romina Laurito

Anno di pubblicazione: 2019

Chi non ha mai vissuto tra quanti “lavorano con le mani” ignora il rapporto che la mano instaura con l’utensile, la loro amicizia, “la stima, la comunanza del lavoro, l’istinto e la fierezza di padroneggiarlo e, ai livelli più alti, la volontà di sperimentazione” (H. Focillon, Elogio della mano).

In questo volume gli organizzatori di Archeofest, il festival di archeologia sperimentale ideato e realizzato dall’Associazione Culturale Paleoes - eXperimentalTech ArcheoDrome, hanno fortemente voluto che la produzione tessile in antico fosse vista con l’ottica dell’archeologia sperimentale, concentrando l’attenzione sulle catene operative multilineari, sui gesti tecnici e sull’intuitivo sapere delle mani. L’archeologia sperimentale, infatti, consente di entrare nel cuore delle problematiche scientifiche con un’attenzione, dedicata alle numerose sfumature che caratterizzano le variabili umane in un iter produttivo, che lo studio tradizionale di un manufatto non riesce a mettere in luce. Sperimentare vuol dire, in primis, comprendere che la mano è il primo e il più importante strumento che l’uomo possiede da quando “l’ha emancipata dai vincoli del mondo animale liberandola da un’antica schiavitù imposta dalla natura” (H. Focillon, Elogio della mano), ma anche riflettere sull’importanza dei gesti, consapevoli e millenari, moltiplicatori di conoscenza attraverso infinite e impercettibili variazioni di tocchi e tratti che la consuetudine ha reso quasi invisibili. Con questo spirito e questa consapevolezza il volume si apre con una sezione metodologica, in cui l’attenzione al metodo di ricerca sperimentale presenta una grande enfasi, che si connette, intrecciando aspetti archeologici ed etnografici, alla pratica sperimentale sottolineata dai contributi conclusivi, testimoniando come, negli ultimi anni, la ricerca nell’ambito della produzione tessile in antico si sia rinnovata in un’ottica di maggiore interdisciplinarità, evidenziando i molti aspetti delle società del passato riguardanti lo sviluppo tecnologico, economico e culturale. Queste prospettive che ispirano il festival, sin dalle sue prime edizioni, hanno guidato le giornate di studio e l’intero Archeofest 2017: i contributi e il corpus fotografico, presentati in questo volume, raccontano i manufatti archeologici, gli studi scientifici e gli archeologi che li conducono, come trame infinite di una grande storia.

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MUSEUM.DIÀ II. CHRONOS, KAIRÒS E AION - IL TEMPO DEI MUSEI

Autore: Aa.Vv

A cura di: Francesco Pignataro, Simona Sanchirico, Christopher Smith

Anno di pubblicazione: 2018

museum.dià, progetto realizzato dalla Fondazione Dià Cultura in collaborazione con la British School at Rome, è stato pensato per essere uno strumento di riflessione, di elaborazione strategica e di cooperazione professionale internazionale, con l’obiettivo di studiare e accompagnare l’evoluzione dell’istituzione museale da collettore di opere e reperti a centro culturale polifunzionale di rilevanza sociale. Il racconto di una storia è la forma intellegibile del tempo ricordato; e in questo senso, il Museo è di per sé, intimamente, un insieme di raccordi narrativi evocati e/o trasmessi per intero dall’istituzione: ogni elemento che costituisce il museo, ogni oggetto o reperto, ogni spazio, ogni attività organizzata parla e (si) racconta.

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ANTROPOLOGIA E ARCHEOLOGIA A CONFRONTO: ARCHEOLOGIA E ANTROPOLOGIA DELLA MORTE.

1. La regola dell’eccezione

2. Corpi, relazioni e azioni il paesaggio del rito

3. Costruzione e decostruzione del sociale

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Autore: Aa. Vv

A cura di: Valentino Nizzo

Anno di pubblicazione: 2018

La morte è l’unica esperienza della vita che coinvolge ineluttabilmente tutti ma che tutti possono conoscere solo attraverso l’esperienza degli altri, come ha colto efficacemente Pirandello: «I vivi credono di piangere i loro morti e invece piangono una loro morte, una loro realtà che non è più nel sentimento di quelli che se ne sono andati». L’antropologia ha codificato nella forma concettuale del rito di passaggio quanto gli antichi avevano già esemplificato attraverso la metafora del viaggio e della transizione. I momenti e gli atti che ruotano intorno alla morte, per la sua condizione di assoluta liminarità, costituiscono dunque il fulcro di un’esperienza collettiva e il tramite necessario per il superamento di quella soglia (limes) che ci permette di transitare da una condizione che non è più a una nuova dimensione, variamente concepita da cultura a cultura. In questo senso la morte è per eccellenza la metafora del confine; di un “limite” che, paradossalmente, viene raggiunto solo nel momento in cui non siamo più e, dunque, non possiamo più raccontarlo. E, in quanto tale, un confine contribuisce a codificare e rafforzare – fittiziamente – l’“identità” delle realtà che vivono ai suoi margini. Anche per questo, la morte può contribuire a definire l’idea e la percezione dell’“identità” che ciascuno di “noi” (singolarmente e/o collettivamente) si attribuisce, poiché è il culmine – naturale o meno – di un’esistenza e, al tempo stesso, l’atto estremo dell’esperienza terrena. È l’unica storia che non possiamo raccontare ma è anche quella attraverso la quale gli altri possono raccontare noi stessi o la percezione che, pirandellianamente, essi hanno avuto della nostra “realtà” o, meglio, di se stessi attraverso la nostra “realtà”. Ma la morte, ovviamente, è anche un atto biologico, nel corso del quale il cadavere subisce una metamorfosi che lo fa transitare dalla dimensione corporea a quella minerale, tornando materia, in un processo che può essere alterato casualmente e/o intenzionalmente dalla natura e dalla cultura, dando luogo a pratiche rituali e/o culturali di ricodifica simbolica della nostra essenza terrena, anch’esse variabili da società a società in relazione alla percezione che ciascuna di esse può avere della dialettica tra vita e morte e tra morte e ciò che si suppone ne segua. La terza edizione del convegno di Antropologia e Archeologia a Confronto ha inteso affrontare queste complesse problematiche, cercando di offrire una panoramica dei più fruttuosi approcci teoretici e delle più aggiornate metodologie d’indagine messe in campo dall’antropologia culturale, dall’archeologia, dalla bioarcheologia e dall’archeotanatologia per cogliere l’essenza di questa frontiera; per decrittare il linguaggio di gesti, segni, sentimenti, riti, paure ed emozioni che contribuiscono a definirla; come sempre con l’ambizione gianiforme di guardare al passato per cogliere l’essenza del nostro presente.

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PADRI, PADRONI, PATRONI. Identità romana e diritto delle persone, della famiglia e delle successioni mortis causa fra l'epoca arcaica e l'età di Adriano

Collana MitoEuropa

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Autore: Vincenzo Scarano Ussani

Anno di pubblicazione: 2018

Con il secondo volume della Collana MitoEuropa vi proponiamo una riflessione sul diritto romano di famiglia, opera di uno dei più grandi specialisti in materia, il prof. Vincenzo Scarano Ussani dell'Università di Ferrara.

La configurazione giuridica della famiglia romana, con il connesso diritto delle persone e delle successioni mortis causa, può, senza esagerazione, essere definita la struttura portante della società romana. Ne fu anche il più siginificativo carattere identitario. Roma infatti è nata come una "città di padri" per l'anteriorità, rispetto alla sua "fondazione", delle figure dei patres familiarum. I loro poteri, nell'ambito della struttura familiare, sono infatti databili a un'epoca precedente alla nascita della polis primitiva e dunque dello status di civis. Il ius privatum appare così un "diritto di padri", fondamento di quella che può, senza esagerazione, definirsi una civiltà di padri unica, per importanza politica conquistata, nel mondo antico mediterraneo. Soltanto nell'età adrianea si possono cogliere, al centro del potere imperiale, segni di riflessione critica sull'organizzazione rigidamente patriarcale della famiglia romana.

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The Potenza Valley Survey (Marche, Italy)

Settlement Dynamics and changing material culture in an Adriatic valley between Iron Age and Late Antiquity

 

Autori: Frank Vermeulen, Dimitri Van Limbergen, Patrick Monsieur, Devi Taelman

Anno di pubblicazione: 2017

This first volume in a new series about Belgian archaeological research in Italy brings all relevant data together about the newly discovered and systematically surveyed sites in the Potenza Valley Survey project (2000-2017).
The well-illustrated book presents the wide array of new archaeological finds and topographic and chronological data about sites, assembled via systematic prospections by a team of Ghent University in a valley of central Adriatic Italy. The many spectacular survey data from a series of now abandoned ancient urban centres and protohistoric agglomerations, are combined here with non-invasive prospection results from sites found in their rural hinterlands. The analysis and documentation of all these discoveries, and of their relation with environmental change in the past, now provide a crucial understanding of an ideal section through the diversified central Italian landscape, linking the Apennine mountains with the Adriatic coastal plain. In this way the survey project reveals a spectrum of settlement situations, ranging from a Roman colony on the coast and a series of pre-Roman Iron age inland centres, to the smallest dwelling places of indigenous and immigrant communities living in this specific settlement chamber of the Mediterranean between the early Iron Age (circa 900 BC) and the end of Antiquity (circa AD 600). The intensive use of landscape survey archaeology and remote sensing approaches, of which this book is a reflection, has enabled the scholars involved in this team effort to study diachronic patterns of urban and rural habitation and land use with much greater precision than before, thus contributing to the “longue durée” landscape and settlement dynamics in this part of the ancient world.

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PLOUTOS & POLIS.

ASPETTI DEL RAPPORTO TRA ECONOMIA E POLITICA NEL MONDO GRECO 

 

A cura di: Francesco Pignataro, Simona Sanchirico

Anno di pubblicazione: 2017

Il Convegno internazionale “Ploutos & Polis. Aspetti del rapporto tra economia e politica nel mondo greco”, da cui scaturisce questo libro, ha visto la partecipazione di numerosi studiosi italiani e stranieri che, confrontandosi in uno stimolante dibattito, hanno sollecitato il pubblico a una nuova riflessione sui rapporti, e perciò sulle alterità e sulle interferenze, che definiscono, separano ma anche mettono in comunicazione il campo dell’economia e quello della politica nel mondo greco, con incursioni nel mondo contemporaneo. L’impostazione del dibattito – come è tradizione negli incontri ideati e organizzati dalla Fondazione Dià Cultura – ha favorito il confronto fra le diverse prospettive metodologiche della Storia, dell’Archeologia, della Filologia, della Numismatica, dell’Antropologia.

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Processi di Formazione del mito. Il "caso" del Minotauro

Collana Mitoeuropa

 

Autore: Luigi De Cristofaro

Anno di pubblicazione: 2015

Il mito greco di Teseo e il Minotauro, uno dei più fortunati nella letteratura occidentale di tutti i tempi, presenta elementi costitutivi che trovano parziali corrispondenze e analogie nelle tradizioni mitologiche e religiose vicino-orientali: la relazione tra l'elemento divino uranio e quello bovino, la commistione tra elemento antropomorfo e boomorfo attraverso un'unione sessuale generativa; il combattimento tra un dio o un eroe e il toro; l'immagine del toro o della giovenca intesi come epiteto della regalità e delle divinità uranie. Si tratta di temi ricorrenti, ricchi di connotazioni simboliche, riferite sia alla sfera della vitalità (riproduzione vegetale, animale e umana), che al suo opposto, ovvero quella ctonia e da porre in relazione con il mondo infero. Essi sono stati prodotti verosimilmente dall'osservazione del dato empirico, per cui la terra, cui venivano affidati i resti dell'essere vivente, sia mediante rituali di inumazione che di incinerazione, produce vegetazione, dunque vita: lo spuntare delle escrescenze vegetali è corrispettivo della crescita delle escrescenze del capo, ovvero le corna per gli animali e i capelli per l'uomo. Quest'ultimo dato mostra una sua continuità, dalla figura mesopotamica del Long Haired Hero alla letteratura veterotestamentaria, dalle rappresentazioni iconografiche minoiche e micenee dei giovani che si cimentano nella lotta con il toro e nelle gare sportive in genere al testo di Omero, in cui gli eroi e i combattenti greci vengono indicati mediante l'espressione formulare Achei dai lunghi capelli. 

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museum.diÀ

Politiche, poetiche e proposte per una narrazione museale

 

A cura di: Francesco Pignataro, Simona Sanchirico, Christopher Smith

Anno di pubblicazione: 2015

Il progetto, realizzato in collaborazione con la British School at Rome, è stato pensato per essere uno strumento di riflessione, di elaborazione strategica e di cooperazione professionale internazionale, con l'obiettivo di studiare e accompagnare l'evoluzione dell'istituzione museale da collettore di opere e reperti a centro culturale polifunzionale di rilevanza sociale.

Attraverso il coinvolgimento di istituzioni, specialisti e studiosi, museum.dià mira a organizzare e a strutturare - con cadenza biennale - confronti pubblici e sessioni sperimentali su problematiche specifiche legate ai "luoghi della cultura" (musei, complessi monumentali, siti archeologici, territori ecc.).

Mediante articoli periodici sul mensile archeologico Forma Urbis, museum.dià darà conto degli obiettivi, dello stato della ricerca e dei risultati di volta in volta raggiunti non solo agli specialisti coinvolti e agli studiosi ma anche a un pubblico più ampio di fruitori effettivi o potenziali.

La prima edizione del progetto è ruotata attorno al tema della narrazione all'interno dei musei e, dai contributi proposti nel Convegno internazionale organizzato sul tema, è stato pubblicato il volume "museum.dià Politiche, poetiche e proposte per una narrazione museale" (a cura di Francesco Pignataro, Simona Sanchirico e Christopher Smith. Roma: ESS Editorial Service System, 2015, pp. 480).

Nel volume, tra gli altri, contributi su: MAXXI Architettura, Circuito Case-Museo di Milano, Casa d'arte futuristica Depero, Museo Virtuale dell'Iraq, Museo Lavinium - Pratica di Mare (RM), Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali (RM), Colosseo (RM), National Museum of Beirut, Portus Project, Museo delle Navi Romane di Nemi (RM)

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ANTROPOLOGIA E ARCHEOLOGIA A CONFRONTO:RAPPRESENTAZIONI E PRATICHE DEL SACRO
ATTI DEL II INCONTRO INTERNAZIONALE DI STUDI

 

A cura di: Valentino Nizzo, Luigi La Rocca

Anno di pubblicazione: 2012

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DALLA NASCITA ALLA MORTE: ANTROPOLOGIA
E ARCHEOLOGIA A CONFRONTO
ATTI DEL I INCONTRO INTERNAZIONALE DI STUDI
IN ONORE DI CLAUDE LÉVI-STRAUSS

 

A cura di: Valentino Nizzo

Anno di pubblicazione: 2011

Sono due essenzialmente le ragioni che hanno ispirato la nascita di questo incontro: la prima è connessa alla sede che lo accoglie, il Museo Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", la cui doppia natura giustifica le due branche di specialisti chiamati a partecipare; la seconda deriva invece da una più profonda e immediata esigenza di confronto fra due discipline - l'antropologia e l'archeologia - che, pur affondando le radici nel medesimo humus intellettuale del positivismo ottocentesco, cui si devono luoghi di cultura quale quello appena citato, nel corso del Novecento sono andate progressivamente differenziandosi per indagare ciascuna in modo autonomo quella matrice che le accomuna, l'essere umano.

Con la presente iniziativa si spera di creare una piattaforma condivisa di confronto, contenutistica e metodologica, per quelle tematiche che scandiscono, anche nel comune sentire, la vita umana dalla nascita alla morte (...). Di fronte a una massa di dati e di informazioni sempre più articolata appare indispensabile che l'archeologo sia affiancato nelle fasi interpretative del suo lavoro di ricerca dall'antropologo, così come potrebbe essere auspicabile anche l'esatto contrario, laddove un atropologo abbia la necessità di confrontarsi con una realtà contemporanea e voglia adottare per il suo esame alcuni dei metodi caratteristici della ricerca archeologica. Perchè questo accada sembra oggi imprescindibile un sereno ma critico confronto metodologico, che contribuisca al perfezionamento e al potenziamento degli strumenti euristici propri di entrambe le discipline e, al contempo, crei i presupposti per una loro sempre maggiore e proficua convergenza. 

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